Estratti da Perfect Strangers

"Tutto nel mondo parte sempre da una curiosità. Dalla curiosità può nascere il desiderio e dal desiderio il bisogno."

«Ma non c’è verosimiglianza se non facciamo almeno qualcosina» tentò, terrorizzato più dal silenzio dell’altro nel rovistare nello zaino che da un nuovo scoppio d’ira. Continuava a osservarlo di sguincio. Chissà perché il tacco degli stivali che sbatteva stizzoso sulla mattonella lo attizzava quanto i capelli che gli spiovevano sullo zaino, e chissà perché si era sempre raffigurato i metallari tutti neri e con le magliette degli Iron Maiden. Ma quelli legati alle origini come Samuele finivano per ascoltare un po’ di tutto e, a studiarseli, erano suddivisi in tantissimi sottoinsiemi. Un po’ come la comunità lgbtq, o i cosplayer, per dire. Prima o poi avrebbe approfondito l’analisi delle intersezioni. «Il pubblico si deve immedesimare.»
«Il pubblico sarà un misto di vecchietti e bambini sulle piazze di paese. Ci arrestano, Andrea!» E quel “Andrea!” parve risalire dalle profondità della grotta del copione. «T’avevo già detto che per me era rischioso il soggetto in generale.» Spalancò le braccia, furibondo, nel fiato e nello sguardo. «Ho accettato lo stesso, ho convinto i ragazzi della band a raggiungerci per evitare le basi nei posti dove entreranno pure loro, gli amici, i parenti e gli sconosciuti mi piglieranno per il culo, e poi ve ne uscite fuori con questa fottuta novità!»
«È solo un bacio.»
Samuele alzò le sopracciglia e chinò il capo leggermente in avanti, quasi fosse un toro in procinto di infilzarlo. Peccato che la similitudine non funzionasse un granché. «Ma mi ci vedi davvero a ficcarti la lingua in bocca mentre Wild Thunder parte con l’assolo?»
Sì, parecchio.
«Meglio un sax?»
«Manco con la London Symphony Orchestra.» Scosse il capo, rapido, stringendosi nelle spalle.
«Si tratta solo di pochi secondi, devi solo fingere di essere...»
«E allora dai la parte a un finocchio, porca puttana!» si sgolò. Là fuori avrebbero capito tutto.
«Non è professionale.» Piegò una smorfia.
«E difatti non sono un professionista.»
Andrea fece per ribattere, ma non trovò niente da dire.

***

«Il grande capo vuole che ci baciamo per esigenze di copione.»
La nonna lo osservò alcuni istanti in silenzio, la fronte corrugata, poi sbottò: «Ma ’un m’hai sempre detto che gl’è un omo?»
«Eh...»
Corinna fece per ribattere, poi distolse lo sguardo e si grattò una guancia. «C’è un telefilm bellino su Rai 4 con l’òmini che si baciano...»
Quella non se l’aspettava proprio. «Nonna, ma io non...»
«O che vor di’?» Possibile che avesse già capito tutto? «O allora se ti di’ono d’ammazza’ uno cor cortello finto te ‘un l’ammazzi perché per davvero la gente ‘un l’ammazzi mai?» In effetti, non faceva una grinza, se non sulla fronte della nonna. «Fammelo un popo’ vede’...»
«Cosa?» Le strabuzzò gli occhi addosso.
«Il tu’ amico.»
Cioè? Voleva vedere una foto di Andrea?
Un sorriso gli affiorò pian piano alle labbra, fino a sfociare in una sonora risata. «Nonna, te sei difòri come i terrazzi.»
«O fammelo vede’, ‘io bonino!» urlò l’altra, allargando le braccia.
Samuele si ritrovò suo malgrado ad acciuffare lo smartphone dallo zaino, sempre senza riuscire a smettere di ridere. Aveva diverse foto delle prove che si era divertito a scattare alla sede dell’Associazione e a scaricare su Facebook. Qualcosa, forse l’orgoglio, lo spinse a cercare l’immagine in cui Andrea era preso meglio.
La nonna si sporse sullo schermo e ingarbugliò le dita nel laccio appeso al collo. «Aspetta che mi metto l’occhiali.» Poi si fissò sulla foto e prese a voltare il capo prima da un lato poi dall’altro. «O come fa a ‘nfilassi i pantaloni ‘on questo culo ritto?»
«Nonna!»
«Ma sai quanto gl’è meglio lui delle tu’ ganze tutte ‘nfilzate e colorate?» E si accompagnava con rapidi cenni d’assenso del mento. «Proprio un bel figliolo, sì. Fossi ‘n te me lo tromberei, altro che bacino.» A quel punto non gli uscì neppure il “Nonna!”, da quanto la mandibola era bloccata. «Ma il bacino è solo per finta? ‘un gli garbi mi’a per davvero?» Si tolse gli occhiali e lo puntò dritto negli occhi, in attesa di una risposta che lui non riuscì ad articolare. «Ma...» Corinna scosse il capo, volgendosi altrove. «Figurati se uno ‘osì guarda un debosciato ‘ome te...»

***

«E allora prendi.» Andrea gli sventolò di nuovo il sacchetto davanti. «Non farai mica complimenti dopo quello che è successo stanotte?» Samuele si sentì gelare e stava quasi per credergli. «Bah! Hai seminato tre gemelli, sarai costretto a sposarmi, a smettere di fumare, di bere, di suonare, dovrai tagliarti i capelli, comprare una station wagon, un Golden Retriever da portare in giro all’alba...» Andrea gli strizzò un occhio. «Tranquillo, non è successo niente di irreparabile.»
«Avresti approfittato di un incapace» commentò, afferrando infine un cornetto.
«Ora invece sei in grado di intendere e di volere?»
«Più o meno» biascicò, addentando la pasta. «Ma credo di avere i topi morti in bocca e se mi dici che ho già uno spazzolino da denti a casa tua mi sento spacciato.»